GUARDIAMO AL FUTURO.

12 aprile 2012

“i sogni, le idee e le speranze di una nuova generazione”

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Una nuova grande esperienza con dei grandi ragazzi.

23 novembre 2011

Ecomondo 2011 - I ragazzi alle prese con il progetto "formula il tuo futuro" del Gruppo Fiori

Si è conclusa la settimana scorsa la visita ad Ecomondo, la maggiore fiera nazionale della Green Economy, dal 9 al 12 Novembre, che si svolge a Rimini coinvolgendo le più grandi realtà nazionali ed internazionali del settore.

Il viaggio d’istruzione voluto fortemente dall’Unione dei Comuni “Corone degli Erei” ha coinvolto per il secondo anno 36 ragazzi provenienti dai sei comuni dell’Unione, con la collaborazione di 6 accompagnatori. Fondamentale l’apporto di Regalbuto, come quello degli altri comuni, per una delle poche attività meritocratiche che punta sugli alunni più meritevoli.

Una grande esperienza con dei grandi ragazzi che hanno mostrato largo interesse ai problemi legati all’ambiente ma soprattutto molta attenzione alla raccolta differenziata, al ciclo dei rifiuti ed a loro riuso nelle più svariate forme che gli espositori riproponevano con arte della più estrema.

Dal commento dei ragazzi apprendiamo grande soddisfazione nell’aver partecipato all’attività, sulla quale presenteranno i risultati ai consiglieri della “Corone degli Erei” nei prossimi giorni. Svariati progetti con i loro ambiti di applicazione per il territorio a cui appartengono, nella speranza, domani, di vederli realizzati.

Il dato, però, che maggiormente emerge è la coesione tra i vari comuni che si è subito mostrata sin dalle prime ore del viaggio, rigorosamente in autobus, servita anche a confrontare esperienze ed a saldare amicizie che difficilmente si scorderanno. Confrontarsi con le altre realtà pubbliche, anche vicine, ti fa capire quanta strada hai fatto o quanta ne potevi fare, anche meglio.

Ho appreso tanto dai ragazzi, dalle loro piccole esperienze, dalle considerazioni anche sul mondo della politica, segno che bisogna ascoltare chi del futuro sarà protagonista domani.

Per Regalbuto hanno partecipato: Mauro Moschitta, Gemma Militello, Selene Cardaci, Irene Migliastro, Anna Chiara Lo Magno e Gabriella D’amico, ragazzi che hanno ottimamente rappresentato Regalbuto ed il suo spirito.

Grande ragazzi, a presto.


Allungare l’età pensionabile?

26 ottobre 2011

Quell’amata Radio Capital a volte mi illumina.

Allungare l’età pensionabile? Forse è inevitabile. Però prima bisognerebbe allungare l’età pensionabile dei parlamentari. A questo proposito ricordo che ancora nel 2008 abbiamo avuto:

  • Un parlamentare (Antonio Martusciello) che ha avuto la pensione all’età di 46 anni (7959  euro; vi ha rinunciato nel settembre 2010 per lo stipendio da commissario Agcom pari a 33.177 euro al mese)
  • Un parlamentare (Rino Piscitelli) che ha avuto la pensione all’età di 47 anni (7959 euro)
  • Un parlamentare (Alfonso Pecoraro Scanio) che ha avuto la pensione all’età di 49 anni (8836 euro);
  • Altri quattro deputati che hanno avuto la pensione a 50 anni (fra cui l’ex segretario Prc Franco Giordano cui vanno 6203 euro al mese)
  • Ben 15 deputati che hanno avuto la pensione sotto i 60 anni (fra cui Oliviero Diliberto e Enrico Boselli che l’hanno avuta a 51 anni).
  •    Una dozzina di senatori che hanno avuto la pensione sotto i 60 anni fra cui Willer Bordon, quello che andava in giro dicendo di voler uscire dalla casta (ha preso un assegno di 9604 euro a 59 anni: un bel modo per uscire dalla casta…) e il leghista Dario Galli (51 anni) che poi è diventato presidente della provincia di Varese cumulando i due redditi (unica noia: lo stipendio da presidente della Provincia, sommandosi al vitalizio da parlamentare ha subito una leggera decurtazione passando da 6500 a 4800 euro al mese. In compenso Dario Galli è entrato anche nel consiglio d’amministrazione di Finmeccanica…)

Tratto da Sanguisughe di Mario Giordano.

Questo è solo un esempio, sono tanti i nomi che interesserebbero la lettura di molti, ma dopo un pò mi viene di “ittari vuci”.

Per equità di trattamento il mio TFR viene decurtato del 40% dopo 8 anni per dovuta imposta. Beh, direi molto equo.


L’autunno dei patriarchi

18 ottobre 2011

vauro 15 ottobre 2011

Ancora una volta Massimo Gramellini, nel suo “buongiorno” de La Stampa, focalizza l’attenzione su alcune riflessioni a me molto care. L’onda è passata, non ci sono in giro tanti Cavour, ma per il movimento dei TQ del PD, per i movimenti giovanili di centro destra (quelli seri, quelli che discutono di politica e non devastano la capitale), nutro molta fiducia all’insegna di un rinnovamento globale della politica italiana. Ci vorrà tempo. Da qualche parte bisognerà pur cominciare, prima di dover parlare di “archeologia” in parlamento… come anche nella politica regalbutese.

La Stampa, Massimo Gramellini. “D’Alema rilascia un’intervista dopo mesi di silenzio, ma non se lo fila nessuno: nel suo partito e oltre. Sul web spuntano le immagini eretiche dei leghisti varesini che osano contestare l’incontestabile Bossi, e l’audio di una telefonata col solito Lavitola in cui Berlusconi versione Caimano (o black bloc) minaccia di assaltare il Palazzo di Giustizia e i giornali di sinistra, ma con una voce così seria e sfibrata che non sai se averne paura o pietà. La giornata autunnale si chiude con Marco Pannella che chiede asilo politico alla Mongolia nella speranza che glielo respingano, perché in un Paese dove nessuno lo riconosce per strada e nessuna radio lo lascia parlare per dodici ore consecutive, il mobbizzato più famoso d’Italia non riuscirebbe a sopravvivere.

Se questi quattro personaggi – tutti piuttosto intelligenti o comunque perspicaci – si guardassero dal di fuori come li guardiamo noi, impiegherebbero un attimo ad accorgersi che la loro onda è passata. L’hanno avuta e sono riusciti a domarla, nonostante avesse assunto le proporzioni di un cavallone. Ma ora si trovano in bassa marea e nulla è più ridicolo e triste di qualcuno che nuota in una vasca vuota. Quando il presidente del Consiglio Massimo d’Azeglio fu messo alle corde dal più giovane Cavour, ebbe l’onestà intellettuale di farsi da parte. «Non sono più io l’uomo del momento», scrisse a un amico. «Però c’è stato un momento in cui lo sono stato». Non è da tutti congedarsi dal potere con tanta generosità. Ma insomma, un piccolo sforzo. (Anche se in giro non si vedono tanti Cavour).” :::::

Massimo Gramellini ha ragione: certi vecchi dinosauri della politica dovrebbero starsene a casa, serve un ricambio globale. Anche questo però è da usare con la giusta dose. Ci vorrà del tempo che potrebbe permettere “la giusta dose”. In medio stat virtus, o il metodo della rottamazione, per quanto necessario rispetto alla gran parte di certi vecchi politici attaccati alle poltrone, rischia di portare in sè gli stessi limiti dell’antiberlusconismo.


Normale amministrazione

15 ottobre 2011

L’ultimo atto consumato ieri sera dà ancora una volta la sensazione di cosa accade nel nostro consiglio comunale. Un continuo rinvio di lavori consiliari, seppur giustificato per qualcuno dal senso di democrazia partecipativa, certamente ingiustificato per altri. Di fatto, fino a mercoledì 19 Ottobre, l’ente resta ancora bloccato, nulla può muoversi fino all’approvazione del Bilancio di Previsione 2011, pagamenti, servizi e quant’altro.

Sì, avete letto bene: “di Previsione 2011”, quando siamo alla fine dell’anno e l’ente dovrebbe già pensare alle variazioni ed alla programmazione dell’anno successivo.

Intanto mentre il consiglio comunale seppur già convocato d’imperio dal commissario regionale con intervento sostitutivo, provvede con la legge dei numeri al rinvio del Bilancio di Previsione, altri tasselli vengono inseriti nel puzzle della progettazione del Comune di Regalbuto con la firma di ieri, da parte dell’Assessore Regionale al Turismo Tranchida, del decreto sulle località a vocazione turistica, vista la programmazione avanzata dal nostro comune che ha dimostrato di possedere i requisiti per potere accederne al riconoscimento, cosi come individuati dall’articolo 3 del decreto n.10 del 16.02.2011.

Un riconoscimento importante che non è certo la medaglia, che tanti “politicanti” rincorrono in questi giorni, ma assume una valenza strategica e sostanziale dato che potremo essere inseriti nelle linee di finanziamento degli interventi del Po-Fesr.

Assume ancora maggior valenza se lo leghiamo alla contingenza del momento, già grave per gli enti locali che vedono sempre più l’abbassamento dei trasferimenti pubblici e minor entrate che in un modo o nell’altro devono essere colmate per poter far fronte alla normale amministrazione dei servizi essenziali per i cittadini, dalla mensa scolastica, al trasporto pubblico urbano, ai servizi ai disabili o agli anziani. È indiscusso che bisogna essere attenti ed ormai “professionisti”.

Occhio però, che a fare solo politica con l’obiettivo delle elezioni comunali, si perde il senso della funzione per la quale siamo stati eletti.

Ma tutto questo che volete che sia??… normale amministrazione.


Noi siamo il 99 per cento

14 ottobre 2011

Da “La Stampa” del 13 Ottobre 

«Noi siamo il 99 per cento», gridano gli Indignati in tutte le lingue del mondo. E 99 è già diventato il numero simbolico della protesta, l’emblema di una crisi che mortifica i tantissimi per privilegiare i pochissimi. Sarà che nell’Occidente delle culle vuote i giovani sono troppo rari per fare da soli, ma questa è la prima generazione che pretende di rappresentarci tutti, non solo gli studenti e gli operai come avveniva nel Sessantotto, ma anche quel ceto medio che all’epoca del benessere era il più conservatore del mondo, mentre oggi si ritrova trascinato sull’orlo della miseria dal crollo dello Stato Sociale.

L’enfasi sul 99 lascia intendere che deve esserci un 1 che se la spassa alle spalle degli altri. Qui gli Indignati hanno idee un po’ diverse dagli adulti, cresciuti con l’idea che la politica contasse ancora qualcosa e perciò portati a incolparla di ogni disastro, erigendo la Casta degli onorevoli a capro espiatorio. Gli Indignati puntano più in alto: direttamente ai banchieri. Per loro è difficile credere che Scilipoti, ma persino Obama, possano raddrizzare un mondo reso storto dall’avidità della grande finanza, che ha ucciso il capitalismo dei produttori e, mentre impone col ditino alzato cure dimagranti ai cittadini e alle nazioni, continua ad assegnarsi prebende e «bonus» milionari. La morale è che basta 1 a rovinarne 99. Vale per tutti, ragazzi, anche per voi: attenti a quell’1 con la testa calda che si annida in qualsiasi corteo e può pregiudicare i messaggi giusti dei 99 con un gesto violento e dunque sempre sbagliato.

Massimo Gramellini


Una giornata di ordinaria deportazione

4 ottobre 2011

 

(Da “Il Foglio”) Da trecentoventinove giorni, Sandro Monaco, imprenditore, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, è detenuto secondo il regime di carcere duro. Da trecentoventinove giorni sta scontando una pena senza essere giudicato.
Nel frattempo, il carcerato si passa il tempo viaggiando. D’altronde, che deve fare? Ha già assaggiato, infatti, le prime merendine al carcere di Bicocca a Catania – da dove è scattata l’operazione Iblis che l’ha visto pesciolino in una retata a lui estranea (a tempo debito si racconterà il come e il perché di un destino impossibile per gli imprenditori come lui) – dopo di che è stato a Parma, ad Ancona, a Floridia (Siracusa), quindi di nuovi ad Ancona e poi ancora Floridia.
Chi non ci passa non lo può capire che cos’è la galera. In verità neppure chi ci passa dalle carceri lo capisce, di sicuro non lo dimentica e se Sandro Monaco, detenuto da trecentoventinove giorni, si passa il tempo viaggiando da un carcere all’altro, trova il modo di sgranare gli occhi e vorrebbe pure inghiottire pane, pacienza e tempo – così come raccomandano gli incalliti ospiti della nota catena alberghiera dell’Ucciardone – solo che non si capacita come si possa essere ridotti a comparse di un carnaio viaggiante. E sempre buttando tempo, masticando pazienza e cercando pane.

Chi ci passa dalle carceri se ne deve fare tante di tappe e quando un martedì di questo settembre, alle 21.30, viene comunicata al detenuto Monaco Giuseppe Sandro Maria la notizia del trasferimento da Ancona per Floridia, viene svegliato alle 5 e 45 dell’indomani, accompagnato alle pratiche di rito e poi fatto accomodare sul blindato dove viene a conoscenza di un fatto nuovo: si farà tutto il tragitto col cellulare e non in aereo. Prevista una sosta notturna al carcere di Vibo Valentia. Ecco la celletta del blindato. E’ una gabbia i cui lati sono larghi 50 e 75 centimetri. Le pareti sono lastre d’acciaio. Se non si sta seduti dritti, al modo della marionetta, ci si fa molto male, come quando ci s’inginocchia sui ceci. Naturalmente mancano le cinture di sicurezza e il poggiatesta. Viaggiare dentro questi blindati è una vera roulette russa. Basta un modesto tamponamento che, se va bene, ci si spacca la testa in tanti piccoli pezzi e si muore: se va benino ci si rompre l’osso del collo e si muore; se va male, invece, si ricompongono i pezzi e poi si campa. E si va avanti col viaggio.

Il vettovagliamento in dotazione al detenuto consta di: numero uno di pezzo di pane duro. Numero uno di bottiglia d’acqua. Numero quattro di wrustel. Numero uno di mela e numero uno di prugna ma, infine, il dolce: crostatina di albicocche. Da Ancona a Taranto il viaggio procede nel trattenuto rollio del come viene viene ma, per fortuna, all’altezza di Taranto, alle 15 e 15, il blindato si rompe. Dopo un’ora e mezzo arriva il furgone sostitutivo e si riparte. E’ un blindato garantista, questo. Decisamente comodo. Alle 21 si arriva a Vibo. La cucina è già chiusa e si va a letto digiuni. Dopo un’educata insistenza viene consegnata una bottiglia d’acqua. Nelle celle d’isolamento riservate ai detenuti in transito non c’è cuscino, pazienza, Sandro – che non è un bandito, ma un figlio di mamma – prende la coperta, la piega e la infila sotto la federa. Il risveglio, con il latte, è rallegrato da due piccole susine. Sono state utili per sopperire l’assenza di un cestino di viaggio quando alle nove e trenta, partendo, il blindato garantista ha fatto un lungo viaggio senza pane e con molte soste: carcere di Palmi, carcere di Reggio, carcere di Messina, carcere di Catania e, infine, alle 18, a Floridia.

E’, questa di Floridia, una tipica galera di come uno s’immagina debba essere la galera. I parenti in visita stazionano fuori dal portone, sotto il sole d’estate, anche fino a cinque ore. Vi entrano e si sottopongono a tutti i controlli. Firmano, consegnano i vestiti puliti, depositano i soldi, si fanno perquisire e devono farsi strappare pure i nastri a braccialetto – sono le zaredde di Santo Vito, segni votivi che si portano al polso. La cintura si può tenere, la zaredda di Santo Vito, no. “Perché la cintura sì e il braccialetto no?”, chiede Concetta, la sorella arrivata per la visita-parenti. “Questo lo sappiamo noi”, risponde un tipo. Tutto sanno loro. Passa il tempo a tutti quelli che si passano il tempo girando carceri. E nessuno lo può capire. Quest’estate, quando – dopo tutta la trafila e l’attesa – Concetta si sentì chiamare, “Monaco?”, dopo si sentì dire: “E’ stato trasferito”. Per restarsene lì, nel corridoio con la zaredda strappata. Considerando oggi sono trecentotrenta giorni di carcere, quelli di Sandro. E di viaggi.

di Pietrangelo Buttafuoco


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